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03.01.2013

CIMURRO nel CANE

a cura della Dr.ssa Pistocchini Elena DVM PhD


Il cimurro è una malattia infettiva, sistemica e contagiosa, a decorso acuto e subacuto che provoca un alto tasso di letalità nel cane e in altre specie. La malattia è presente in forma endemica in molte aree del mondo. L’infezione, conosciuta da due secoli, è sostenuta dal Canine Distemper Virus (CDV), appartenente alla famiglia Paramixoviridae genere Morbillivirus.
Il cimurro può colpire una notevole varietà di specie animali (tra cui tutti i Canidi, i Procionidi, i Mustelidi) e la gravità della malattia dipende sia dalla capacità di una risposta immunitaria adeguata dell’ospite sia dalla virulenza del ceppo.
Il virus ha scarsa resistenza nell’ambiente e risente soprattutto delle alte temperature. L’infezione avviene per contatto diretto attraverso l’aspirazione di aerosol infetto. Il virus diffonde prima nei linfonodi regionali e successivamente anche negli altri tessuti linfatici dell’ospite. Se l’animale non è in grado di sviluppare una risposta immunitaria adeguata, il virus raggiunge i tessuti di derivazione epiteliale manifestando i segni clinici dell’infezione. La diffusione del virus nell’organismo attraverso i linfociti è sempre accompagnata da una fase immunosoppressiva. È ormai accertato che il tessuto nervoso è infettato precocemente (nella prima settimana) e lo sviluppo dei segni neurologici manifesta l’incapacità del sistema immunitario dell’ospite di impedire la replicazione del virus. I cani in grado di sviluppare una rapida risposta immunitaria generalmente guariscono senza strascichi sintomatologici, mentre quelli che sono in grado di sviluppare una risposta parziale o tardiva evolvono verso una cronicizzazione della malattia. I soggetti che muoiono sono quelli che non riescono a sviluppare per tempo adeguate difese immunitarie.
I soggetti più sensibili all’infezione sono i cuccioli che hanno perduto la protezione anticorpale materna, anche se tutti i cani sono potenzialmente suscettibili alla malattia. I cuccioli sprovvisti di immunità sono colpiti da una forma di encefalite/encefalomielite acuta, preceduta o meno dai classici segni sistemici a carico degli apparati respiratorio e digerente. Il decorso è acuto e, quasi invariabilmente, fatale. È opportuno ricordare che questa forma può manifestarsi in cani giovani apparentemente vaccinati in modo corretto. In questi casi, l’immunità vaccinale può essere compromessa da una vaccinazione troppo precoce e/o non richiamata, vaccini su cani immunodepressi e/o con malattie concomitanti oppure da una inadeguata preservazione della catena del freddo che inattiva il vaccino vivo attenuato, particolarmente sensibile al calore. Altre due forme cliniche del cimurro nel cane sono rappresentate dalla Encefalite sclerosante del cane anziano (old dog encephalitis) e dalla Encefalomielite cronica recidivante.
L’unica misura praticabile ed efficace per controllare il cimurro è la vaccinazione anche se, in parallelo, è possibile ed opportuno adottare misure di profilassi igienico sanitaria.
La vaccinazione nei confronti di CDV, sperimentata già nel 1923 da Puntoni con un vaccino inattivato con formalina, ha avuto una notevole diffusione tra il 1950 e il 1960 ed in seguito si misero a punto i vaccini vivi modificati. L’impiego su vasta scala di questi vaccini ha permesso di ottenere una drastica riduzione dei casi di cimurro anche se, a partire dal 1980, sono state osservate in Europa diverse epidemie di cimurro. Prima in Svizzera (1984-’85), poi in Francia (1987-’89) quindi, subito dopo in Belgio e Olanda.
Anche in Italia, a partire dal 1991, sono stati segnalati numerosi casi di cimurro e, in alcune zone, l’infezione ha assunto i caratteri di una vera epidemia. È interessante il dato che, da un punto di vista clinico, è stata sempre constatata una prevalenza della sintomatologia nervosa rispetto ai sintomi a carico dell’apparato respiratorio e digerente. Per spiegare questa recrudescenza del cimurro è stata ipotizzata la comparsa di una nuova variante di CDV o la reversione della patogenicità dello stipite vaccinale.
La presenza di soggetti sintomatici e con titoli anticorpali al di sotto della soglia di positività per le IgG, anche se regolarmente vaccinati, ripropone il problema della mancata immunizzazione post-vaccinale. Le ipotesi finora avanzate per giustificare la mancata induzione immunitaria da parte dei vaccini sono:
1) residui dell’immunità materna, che possono interferire con una vaccinazione troppo precoce;
2) cattiva conservazione del vaccino;
3) immunodepressione dei soggetti (stress, malnutrizione, parassitosi, trattamenti con cortisonici); 4) associazione nel vaccino con un antigene immunodepressore quale il parvovirus (CPV).
La diagnosi di cimurro è quindi ottenuta dalla comparazione degli aspetti clinici e dei risultati di diverse procedure diagnostiche, tra cui è importante ricordare l’esame emocromocitometrico, l’esame del liquido cerebrospinale (LCS), la sierologia su sangue e LCS, l’applicazione di tecniche di immunofluorescenza, immunocitochimica e PCR (Polymerase Chain Reaction) per dimostrare direttamente la presenza del virus.
La valutazione del titolo IgM ha dimostrato possibili evoluzione in forme subcliniche dell’infezione, mentre la PCR per cimurro permette la determinazione del RNA virale nel campione biologico, dando la possibilità di valutare un paziente già vaccinato.

Bibliografia

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